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Grazie, Alfredo!

Ci ha lasciati Alfredo Remedi

L’ultima volta che abbiamo potuto incontrarci di persona fantasticavamo sul fatto che nel 2022 saremmo dovuti sicuramente scendere a Roma per un convegno sui cinquant’anni dall’approvazione della legge 772 sull’obiezione di coscienza. Scherzavamo dicendo che avremmo festeggiato portando una bottiglia di Corochinato. Purtroppo non sarà possibile, caro amico Alfredo, perché te ne sei andato in silenzio. Ti porteremo nel nostro cuore SEMPRE.
Non solo per la tua esperienza in Caritas. Non solo perché sei stato uno dei primi due obiettori che nel 1977 entrarono in servizio in Caritas Italiana: Tu a Genova e Bruno a Milano. Sei stato a fianco a Don Piero Tubino nell’avventura degli obiettori e delle A.V.S., che iniziava in Caritas a Genova. Ti ricorderemo per la Testimonianza che hai regalato a tanti giovani in tutti i decenni successivi. Ragionamenti semplici su questioni grandi che Ti hanno sempre contraddistinto. Linearità: coerenza e dunque scelte… anche se difficili come poteva essere quella dell’obiezione di coscienza nel 1976.
Pacato, semplice e una grande, grande cultura.
Pacato ma caparbio nel confronto sulle questioni di fondo come si può ascoltare e leggere nei documenti che sotto riportiamo. Come non ricordare il tuo intervento nel 2012 a Roma? Alla domanda se la scelta dell’obiezione è ancora valida ai nostri tempi Ti infiammasti e dicesti: “E’ ancora valida questa scelta? SI CHE E’ ANCORA VALIDA quando si parla di spendere 16 miliardi di euro per comprare cacciabombardieri! Ma noi non dobbiamo bombardare l’Afghanistan DOBBIAMO BOMBARDARE LA MISERIA!
Serietà in ogni impegno e senso del servizio in tutti gli ambiti di vita: dal lavoro all’impegno nel mondo del volontariato e della cultura.

Ci ricorderemo anche della Tua grande Fede. Invidiabile. Le Tue scelte arrivavano da lì e la tua forza nell’affrontare momenti duri come nell’ultimo periodo arrivava da lì. Un amico, un testimone.

Sarai sempre con Noi.

Arrivederci.

Intervista su Italia Caritas del luglio 2002

Intervento al Convegno “Dall’obiezione di coscienza alla coscienza dell’obiezione”

che la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Caritas Italiana e Pax Christi Italia hanno organizzato a 40 anni dal varo della legge 772 del 1972 – https://www.youtube.com/watch?v=apjepprK9zU

Tavola rotonda con Alfredo Remedi, Mauro Salvatore, Francesco Tripodi e Bruna Dilena

al convegno “40 anni di Servizio Civile in Caritas. Tra memoria e prospettive” organizzato a Roma dalla Caritas Italiana il 15 dicembre 2017 – https://www.youtube.com/watch?v=PvykxZghLHA

Intervento a San Massimiliano 2014 a Genova

Cirilla. Un anno fuori dal comune perché….

 

….mi ha mostrato mancanze che non pensavo di avere, ma come queste possono essere superate sia con le risorse che porto dentro, sia con la relazione con gli altri. Svolgendo questo servizio in un paese differente dal mio, ho scoperto come sia importante il tempo. Sapersi dare del tempo per sé stessi, per conoscere e cercare di capire persone con una cultura differente dalla mia e saper rispettare il tempo degli altri in questo scambio di conoscenza reciproca. Mi sono trovata a pormi tante domande di fronte a molte situazioni di sofferenza che incontravo e questo mi ha aiutato a non mettermi al centro cercando il perché, ma piuttosto a lavorare insieme per trovare il come reagire. L’incontro quotidiano con bambini di strada che per lo più non parlano la lingua amministrativa del luogo, mi ha mostrato come spesso siano superflue le parole, come spesso, prima di questa esperienza, ho dato più importanza a ciò che mi veniva detto magari distrattamente piuttosto che agli sguardi, ai sorrisi, ai gesti… Sono partita pensando di insegnare molte cose a loro, ma più andavo avanti più mi accorgevo che sono stati loro i miei maestri. Nella loro spontaneità ad aiutarmi a preparare la colazione, come a trasportare scatoloni e, per chi conosce un po’ di francese, a sostenere le lezioni di alfabetizzazione verso i ragazzi più piccoli. Nella vera solidarietà di chi, anche se non ha nulla, condivide arrivando anche a donare a chi è in maggior difficoltà.

Sara. Un anno fuori dal comune perché….

….è “servizio” che mette in relazione e fa crescere. È “comunità” perché si intraprendono attività insieme, pensieri profondi e giornate di gruppo al Campobase. È “insegnamento” dal punto di vista lavorativo e organizzativo. È “soddisfazione” perché ti sono riconosciute tutte le cose che dai. È “orgoglio personale” poiché anche un piccolo gesto a volte è riconosciuto come grande. È “divertimento” perché le giornate trascorrono in modo piacevole. È  “prova” di coraggio e sensibilità della persona. È  “atto di responsabilità e di autonomia” perché vengono dati dei compiti che lo richiedono, come, nel mio progetto, organizzare uscite con bambini e mamme. È “organizzazione” perché è un servizio da comprendere nella giornata con orari e attività definite. È “emozione” perché ciò che si incontra diventa personale ed è principalmente un motivo di “affezione” a ciò che ogni giorno si vede.

Andrea. Un anno fuori dal comune perché…

Probabilmente visto da fuori potrebbe sembrare un anno di semplicità, di costrutti, di possibilità che vengono a crearsi ed intrecciarsi come un insieme di casualità portate da una scelta: ma non è affatto così. L’anno di servizio civile è un anno denso, ma pensandolo in senso lineare finisce per essere particolare nella sua semplicità. Un anno di continue scelte, che ogni giorno dà possibilità di mettersi in gioco in maniera differente. Un anno di sfide che si susseguono, sfide nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di te stesso perché spesso capirsi ed ascoltarsi davvero non è così semplice come può sembrare. Si entra in contatto con un certo tipo di realtà diversa, particolare, eppure che ci rimanda qualcosa. Non è un anno semplice, ma è un anno ricco di cose, di forte impatto emotivo, in cui ogni più piccolo gesto per noi può diventare o essere grande per qualcun altro. Si finisce per ritrovarsi, formarsi e riconoscersi. Un anno di cambiamento in cui si ha l’occasione di imparare, ma anche di insegnare, di lasciare qualcosa, ma di avere qualcosa da portarsi a casa e di cui fare tesoro. Un anno in cui riscoprirsi o scoprirsi, di mostrarsi trasparente al resto delle cose, capire chi si è, chi si vuole essere, ma soprattutto il perché.

Andrea. Un anno fuori dal comune perché….

…è un anno che ti porterà a conoscenza dei grandi temi e che ti fornirà un ampio spazio di confronto, discussione e riflessione. Avrai la possibilità di scegliere tra molti progetti differenti quello che ti appassiona di più e avrai l’occasione di condividere la tua scelta con altri ragazzi lungo un percorso pieno di situazioni inaspettate. Andando incontro a nuove realtà svilupperai un senso critico e imparerai a conoscere te stesso mettendoti in gioco, e alla fine maturerai un’esperienza e degli strumenti che potranno aiutarti a vedere il mondo sotto una luce del tutto differente.
Vi siete già stufati di leggere? Concedetemi ancora qualche riga: un anno di servizio civile è un anno fuori dal comune perché non è retorica di facciata o stereotipi da “bravo ragazzo impegnato”, ma è un’occasione imprevedibile, intensa e capace di segnare nel profondo. “Un anno di servizio civile è un anno fuori dal comune” non sono solo parole, perché sono già in molti a testimoniarlo con i fatti. E quei molti, quelle persone, hanno saputo portare cambiamenti duraturi con il loro contributo per quei molti, si spera, che ancora verranno.

Alessia. Un anno fuori dal comune perché…

È un anno fuori dal comune perché è un’esperienza che mette in contatto su più livelli. Mi ha permesso di entrare in contatto con realtà molto particolari, di cui non avevo sentito parlare prima, aumentando la mia consapevolezza riguardo a problematiche esistenti. Mi ha dato la possibilità di mettermi in contatto con l’altro e di scoprire quanto poco basta per entrare in relazione, a partire da un saluto quotidiano fino alla condivisione di feste, attività e momenti difficili. Mi ha fatto entrare in contatto con parti di me stessa che non conoscevo ancora: mi è capitato di trovarmi a svolgere attività che non credevo di essere in grado di fare, anche solo perché non avevo mai avuto la possibilità di provarci. Mi ha permesso di scoprire che sono in grado di affrontare alcune situazioni e che non devo essere spaventata dagli incontri perché se ci si apre anche solo un po’ è davvero facile farsi lasciare un segno dalle persone e lasciarne uno a propria volta. È un anno di apertura verso il nuovo, con tutte le paure che ne derivano, di confronti con le proprie insicurezze e difficoltà, ma anche di acquisita fiducia nelle proprie capacità.

Aisosa. Un anno fuori dal comune perché…

È un anno impegnativo, particolare, perché sono riuscito a cimentarmi in qualcosa di diverso da ciò che faccio di solito, è qualcosa in cui mi sono buttato a capofitto, ma cercando comunque di entrare in punta di piedi in un mondo come può essere quello dei bambini e delle loro famiglie del mio progetto, che con un solo sorriso sono in grado di riscaldarti il cuore. Son contento di quest’esperienza perché mi permette di cambiare qualcosa che per me può essere piccolo ed insignificante ma che per loro può invece essere tutto. E’ un anno di conoscenza, di situazioni particolari, da affrontare con persone nuove, che non hai scelto: operatori, volontari, ragazzi del servizio civile. Ci si ritrova immersi in uno spazio di relazione, di continua relazione, al fine di dare possibilità a nuove cose di emergere, di andare ad approfondire tematiche interessanti che non avevo nemmeno idea che esistessero.