Servizio Civile, Ci Sta!   Perché…

…vivo la differenza per superare l’indifferenza

Mi spaventa la facilità con cui oggi mi scopro tendenzialmente indifferentee tiepida di fronte a tante situazioni nei confronti delle quali, magari per giustificarmi, penso semplicemente “non posso farci niente”. In parte credo che questo atteggiamento sia frutto di ciò che sento che mi chiede la società: “normalizzarmi” e omologarmi ad uno standard che ci vuole tutti più o meno felici, realizzati, indipendenti, ognuno con il suo lavoro, la sua casa, la sua famiglia… Chi non si allinea a questo modello, chi è diverso– sotto tanti punti di vista – chi nel suo percorso ha incontrato degli ostacoli, degli intoppi che l’hanno bloccato, chi insomma per diverse ragioni non è più in grado di stare dentro a questa costruzione sociale viene tenuto al margine, guardato con diffidenza o dimenticato nell’indifferenza collettiva, spesso anche nella mia.

Nella frenesia della quotidianità, spesso di corsa per stare al passo con i ritmi sostenuti della società del consumo e dello “sviluppo”, giorno dopo giorno mi capita di passare davanti a persone immobili: ferme ai bordi delle strade, ai margini dei flussi delle grandi arterie cittadine, lungo i viali e i marciapiedi, assimilati ad una qualche parte dell’arredamento urbano questi uomini e donne sopravvivono, esclusi dalle dinamiche dei più.

Tante volte mi sono chiesta se e come fosse possibile provare ad essere differenti, ad emanciparsi o per lo meno a provare a contrastare questa indifferenzache sento mia, ma anche generalizzata e socialmente accettata. Durante quest’anno di Servizio Civile in Caritas Diocesana, nelle mie giornate all’Area Persone Straniere di Auxilium ho iniziato a darmi una parziale risposta. Tutto inizia quando ci si ferma. Si recuperano il tempo, lo spazio e la dimensione umana del ritmo dei passi e del camminare insieme. In un anno si ha il tempo di incontrare queste persone, di conoscersi, scoprire le reciproche diversità, imparando a mettersi in gioco e in discussione partendo da quello che siamo. Si ha il tempo di camminare insieme, farsi una pedalata in bicicletta, di mangiare una pizza, un gelato, di chiacchierare, giocare, studiare e tanto altro ancora. Si scopre, in un anno, che con questi piccoli gesti quotidiani si esce pian piano dall’indifferenza e si vive un’esperienza che fa la differenza, per sé e per chi si incontra.

Adele

Servizio Civile 2018

…è il tuo momento ed è importante esserci

Il mio esserci in via Prè non è stata una scelta casuale, ma una presa di posizione. Infatti la mia presenza da continuità ad un percorso iniziato l’anno scorso con gli Scout del Genova 26 e continuato quest’anno con il Servizio Civile presso il Centro di Aggregazione La Staffetta. Mentre entri in via Prè puoi avvertire un’aria diversa, la criminalità e la droga che gira sono subito evidenti, ma se si riesce ad essere più aperti si può notare anche il sorriso dei bambini. Questi bimbi hanno un grande bisogno di attenzioni ed affetto: saperli far giocare, instaurare un bel rapporto con loro dà tante soddisfazioni: questo significa esserci.

Esserci non significa che da soli si può cambiare tutto, ma crea lentamente un processo d’integrazione, a mio avviso fondamentale per una zona come via Prè, che può sembrare abbandonata a se stessa… ma l’apparenza inganna! Via Prè non è sola: se cambierà l’atteggiamento della maggioranza delle persone, se torneremo a frequentarla di più e ad essere più sicuri nel frequentarla, se “ci saremo” perché è il nostro momento e non perché abbiamo un momento, allora il nostro esserci avrà significato qualcosa.

Edoardo

Servizio Civile 2018

…scopri la bellezza dove non te l’aspetti

Da ottobre scorso presto servizio nel progetto “Stare con” di Caritas Genova, in una struttura che accoglie persone senza dimora. Ho deciso di fare Servizio Civile lì per toccare con mano situazioni di disagio e povertà.

Riassumerei la mia esperienza con la parola “bellezza”. Bellezza è innanzitutto incontro con gli altri. Bellezza è soddisfazione nel vedere un ospite che sorride quando gli porgo un piatto caldo, quando lo ascolto. Bellezza è riconoscere l’altro come Persona. Bellezza è dimostrare rispetto con una stretta di mano; è manifestare affetto con un abbraccio. È vedere felici le persone quando si divertono giocando con te o alle attività preparate. Bellezza è scambio di emozioni: donare e ricevere allo stesso tempo. Bellezza è fare squadra con i propri compagni, sostenerci e spronarci a vicenda.

Ma bellezza è vederla anche dove non c’è: nell’aiutare un ospite ad asciugarsi i capelli, ad allacciarsi le scarpe, in uno sguardo commosso che chiede conforto. Bellezza è prendere il positivo da ogni situazione e persona.

Valentina

Servizio Civile 2018

…ognuno di noi, senza l’incontro con l’altro, è povero

In questo anno di Servizio Civile mi sto rendendo conto di quanto poco fossi abituata ad entrare in relazioni autentiche con gli altri. Ho realizzato che molto spesso ho visto “l’altro” come qualcosa di estraneo, sconosciuto, anche di pericoloso, qualcosa che non trovava spazio tra i miei bisogni e tra i pensieri rivolti a me stessa prima che a chi mi stava accanto.

Prestando servizio in una struttura di accoglienza per persone senza dimora sono entrata in contatto con coloro che vivono nella povertà, nel disagio e nella difficoltà quotidiana ed è stato un incontro rivelatore. Costruire delle relazioni con persone così diverse da me, persone che non avrei mai pensato di incontrare davvero, entrare in profondità, farmi toccare dalle loro storie raccontate durante una partita a carte, non negarmi ad un ascolto: non mi era mai capitato e nessuna di queste cose è stata per me scontata o facile. Ho spostato la mia attenzione dal mio interno a ciò che sta all’esterno, con un lavoro di fiducia che continua ancora. È un percorso che mi fa crescere, mi arricchisce ogni giorno e conoscendo altri come me, che si dedicano a questo servizio, mi dà fiducia nelle tante possibilità di fratellanza tra gli esseri umani, non solo a parole ma soprattutto nei fatti.

Perché la povertà non è solo l’assenza di beni materiali; è la mancanza della rete che ci impedisce di cadere, che ci tiene a galla e ci sostiene nei momenti avversi della vita. La rete formata dalle relazioni e dall’incontro con gli altri. Ognuno di noi, senza gli altri, è povero.

Arianna

Servizio Civile 2018

…è una prova per capire chi sono e che posto ho nel mondo

Quando ho iniziato il mio anno di Servizio Civile in Caritas Diocesana, in particolare presso l’Area Persone Senza Dimora di Auxilium, in una struttura che offre sostegno a persone in estrema difficoltà, mi sono reso conto che sarebbe stata una grande prova di vita. E lo è stata sin dal primo giorno. Lo è tuttora. Una prova impegnativa, ma non per questo meno gratificante.

È una prova quando incontro persone con una grande sofferenza sulle spalle, è una prova quando non so come aiutarle, è una prova quando devo accettare i miei limiti. Ma è bellissimo quando per un attimo riesco a trovare il modo di andare loro incontro, con un sorriso, una parola gentile, un gesto, costruendo qualcosa, riconoscendoci reciprocamente come Persone. Mi sto mettendo in gioco, sto donando, tempo ed energie, provando e sbagliando, ma sto anche ricevendo tanto. Sto costruendo relazioni vere, sto conoscendo luoghi e persone con cui mai sarei venuto in contatto, mondi paralleli al mio che senza questa esperienza non avrei mai toccato con mano.

 

Il Servizio Civile mi sta dando questa opportunità: cambiare e cambiare in meglio, per capire chi sono e, soprattutto, chi voglio essere. Francesco

Servizio Civile 2018

…mi dà il coraggio di esplorare nuovi confini

Fino a qualche mese fa non avevo idea di cosa fosse il Servizio Civile né di cosa volesse dire entrare in contatto con persone nel disagio. Mi limitavo a pormi qualche domanda ma non avevo il coraggio di andare oltre e di avere un vero e proprio contatto con questa realtà. Cos’era quella se non paura della diversità? Paura di conoscere confini inesplorati, comportamenti e modi di vivere differenti.

Da quando ho iniziato questa esperienza in Caritas Diocesana e in particolare presso l’Area Persone Senza Dimora di Auxilium tutto mi è parso più limpido e se prima preferivo ignorare ora mi sento più coraggiosa. Più coraggiosa per non scappare davanti a situazioni difficili di disagio e povertà, più coraggiosa per fornire un sostegno concreto alle persone, imparare a prestare ascolto e condividere la quotidianità con loro

Martina

Servizio Civile 2018

…scambiando ciò che hai puoi cambiare ciò che sei

Quest’anno di vita sto sperimentando nuove cose: quella che mi sta segnando di più è sicuramente il Servizio Civile Nazionale. Racchiuderei questo percorso con una sola parola: scambio. Scambio di sorrisi, abbracci, consigli e parole ricche di amore e speranza. Prestando servizio nella comunità madre-bambino di Auxilium ho imparato a “scambiare” ogni giorno anche con i bambini e i ragazzi che tante volte hanno solo bisogno di sapere che tu hai del tempo da dedicargli e che ci sei per un po’ di affetto e comprensione. Con le mamme, invece, il rapporto è basato su relazioni fatte di aiuto e attenzione. Aiuto quotidiano nelle azioni di tutti i giorni e nella cura dei figli. Quest’esperienza mi permette inoltre di conoscere e creare legami bellissimi.

Scambio per me significa anche cambiamento, (s)cambio con la prima lettera tra parentesi. Un cambiamento interiore che mese dopo mese mi sta facendo crescere e avere più fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Arrivata a metà percorso, posso aggiungere di essere felice e più consapevole di quale sia la mia strada e in che ambito preferirei lavorare. Ora sono felice dell’opportunità che mi è stata data e che consiglio assolutamente a chiunque voglia mettersi in gioco, emozionarsi e arricchirsi dentro.

Chiara

Servizio Civile 2018

…è cibo per crescere, esperienza da condividere

Mangiare è un atto semplice. Impariamo a farlo appena nati. È un gesto comune, che genera condivisione e amicizia. Per mangiare infatti spesso ci sediamo a tavola e condividiamo il pasto, parlando con chi é seduto accanto a noi. Ho scelto di fare il Servizio Civile all’estero, come Casco Bianco Caritas, e sono partita a ottobre per Sarajevo, la capitale della Bosnia Erzegovina, che è diventata casa mia per un anno. Durante il mio servizio civile qui il cibo è stato il protagonista che spesso è tornato a trovarmi.

Il primo giorno di servizio le persone con cui “lavoro” e condivido le mie giornate mi hanno accolto con una torta tipica, fatta di pasta sfoglia e una crema simile alla nostra crema pasticciera. Davanti al pite(un piatto tipico fatto di carne, patate e pasta sfoglia) e a piatti di carne, ho conosciuto persone che mi hanno raccontato la loro storia, spesso intrecciata alla storia di questo Paese, toccato da una terribile guerra negli anni ’90 e ancora luogo di confronto e scontro tra culture e religioni diverse. Davanti al cibo ho avuto modo di ascoltare, conoscere, essere toccata da domande e iniziare nuove riflessioni e idee, da cui sono partiti progetti e nuove esperienze. Il cibo è un mezzo grazie a cui si passa la convivialità e l’accoglienza,  quell’accoglienza che ti viene manifestata da chi ha poco o nulla per sé ma sceglie di condividere con te il suo pane, con te che sei una personaconosciutada poche ore, solo per il piacere di stare insieme e di conoscersi.

Uno dei miei cibi preferiti è il pane appena sfornato caldo. Qui in Bosnia Erzegovina hanno diversi tipi di pane, uno più buono dell’altro. Il Servizio Civile è come il pane: è un’esperienza che parte piccola, piano, e che ha bisogno di tempo per crescere, assorbire i mille gusti intorno a sé, fatti di persone e storie differenti, e lievitare. In questa crescita ci si mette alla prova, si conoscono persone nuove, culture e punti di vista diversi. Viene richiesta attenzione verso l’altro e voglia di mettersi in gioco. E infine proprio come il cibo e il pane caldo, quest’esperienza è ancora più buona se crea condivisione con l’altro

Valeria

Servizio Civile 2018