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I colori di Gibuti

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di Cirilla Mazza, Casco Bianco

Sono passati ormai tre mesi da quando sono partita per uno degli stati più piccoli e più caldi dell’Africa.
Grazie a Caritas Italiana sto svolgendo, insieme ad una ragazza di Como, un anno di Servizio Civile nella città di Gibuti come Casco Bianco. Il progetto ha come finalità la cooperazione con la piccola Diocesi del luogo e il sostegno nello svolgimento delle due grandi opere di questa realtà: il centro Caritas Djibouti e le scuole LEC (Lire, Ecrire, Compter).

All’interno del centro diurno di Caritas Djibouti si dà sostegno ai bambini di strada e si presta ascolto alle persone bisognose d’aiuto. Nel centro i bambini possono farsi la doccia, ricevere un cambio pulito, usufruire della colazione e del pranzo. Nel corso della mattinata si svolgono attività di alfabetizzazione, atelier di pittura e lavori manuali. I bambini e ragazzi sono per la maggior parte minori stranieri non accompagnati di origine etiope o somala che vengono a Gibuti per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita.

Le scuole LEC, invece, sono pensate per i bambini che non possono accedere alla scuola pubblica perché non possiedono l’attestato di nascita a causa della loro povertà o perché stranieri. Dieci ragazzi del centro Caritas Djibouti frequentano questa scuola non senza le difficoltà che un ragazzo di strada incontra quando comincia un percorso formativo. Per loro svolgiamo lezioni di inglese, educazione fisica, sostegno di francese e informatica con i computer donati dall’UNICEF.

Gibuti è una realtà che mi colpisce ogni momento: ogni giorno è diverso dall’altro e questa varietà si manifesta nei mille colori che animano e descrivono la vita di questo “piccolo mondo”. Per questo voglio cercare di regalare al lettore qualche pennellata della grande tavolozza che piano piano cresce nelle mie mani.

Giallo. Come il sole che picchia forte sulla terra rendendola secca e arida, che picchia sulla pelle e ti strema nelle ore più calde, che ti insegna a vivere portando solo il necessario addosso. Giallo come il muro di Caritas dove sono impresse con la pittura le mani dei tanti ragazzi che ravvivano il centro.

Verde. Come i pochi alberi presenti, sotto i quali le donne vendono cibi profumati di mille spezie. Verde come la mia speranza che Acram ritorni a scuola, che Samir riesca ad avere un paio di occhiali e che tutto il lavoro che la Caritas Djibouti ogni giorno fa riesca a dare i suoi frutti ora e nel futuro di questi ragazzi.  

Grigio. Come le pietre, come le lamette che i ragazzi usano di notte per difendersi. Grigio come l’abito delle suore che gestiscono le scuole LEC.

Blu. Come il mare di Gibuti, che con la sua marea ti sorprende all’improvviso mentre sei in spiaggia e ti fa scappare via. Blu come la serenità che scende nei ragazzi mentre nei colloqui ci prendiamo cura della loro storia.

Beige. Come il burro d’arachidi con cui farciamo il pane per la colazione, mentre i bambini ti guardano con gli occhi sgranati sperando di ricevere qualche cucchiaiata in più. Come le capre che ti tagliano la strada mentre sei in macchina e costano 5000 franchi (25 euro) se le investi.

Bianco. Come il sorriso dei bambini che mi corrono incontro per la strada quando torno a casa. Come le scale del convento delle Missionarie della Carità dove le ragazzine di strada vanno a riposare dopo una notte di lavoro.

Arancione. Come i piatti dove i ragazzi mangiano gli spaghetti con le mani, spargendo sugo tutto intorno e regalando un po’ di colore al tavolo grigio. Arancione come la spremuta di mango che alla sera offre un po’ di ristoro dal caldo gibutino.

Nero. Come il buio della notte che mette in risalto il cielo stellato, sotto il quale qualcuno riposa, qualcuno lavora, qualcuno sta arrivando a Gibuti dopo un lungo viaggio dall’Etiopia o della Somalia.

Rosso. Come la croce nel simbolo di Caritas che ci ricorda l’Amore gratuito versato per noi 2000 anni fa. Come il sangue. Il sangue che bisogna analizzare per vedere se i bambini hanno la malaria, il sangue che continua a scorrere sotto la pelle bianca dei volontari europei, sotto la pelle olivastra degli yemeniti scappati dalla guerra, sotto quella gialla dei cinesi che stanno ingrandendo il porto, sotto quella marrone dei gibutini che con calma attraversano la strada mentre hai fretta di correre al dispensario, sotto i mille colori che danno vita ai miei giorni in questa terra.
I colori di Gibuti.

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Il Baratto

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Al Campobase è tornato “Il Baratto“, occasione di scambio-vestiti, riflessioni e confronto sul tema dell’abbigliamento sostenibile! Grazie a quanti lo hanno organizzato e quanti hanno partecipato

 

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La Giorna-Tazza

Una bella squadra alla tradizionale “Giorna-Tazza” tra lavoretti e convivialità per rendere il Campobase sempre più accogliente. Camilla, Serena, Arianna, Martina, Francesco, Valentina, Marta B., Simone, Michele, Andrea, Alice, Elisa, Filippo, Lucia, Marta R., Daniele, Irene, Martina, Silvio, fra Luca, fra Stefano, Michelangelo, Marina, Maddalena, Paolo.
Grazie a tutti i campobasisti per la bella giornata!

 

 

 

“Io, la pace e Sarajevo”. Il viaggio di Manuela, Agnese, Maddalena e Giulia

Il 5 Aprile 1992 aveva inizio l’assedio a Sarajevo. E proprio nei primi giorni di questo Aprile 2018 – nei quali, come nuovo simbolo di rinascita, riprende servizio la funivia cittadina, che andò distrutta nelle prime fasi dell’assedio – le “campobasiste” Manuela, Agnese, Maddalena e Giulia sono state nella capitale della Bosnia-Erzegovina, in visita al nostro Casco Bianco Valeria che da mesi vive e opera lì.  Il richiamo dei Balcani è sempre forte per i genovesi e per la nostra Caritas, che alle popolazioni sconvolte dalla guerra cercò di portare aiuto e presenza, restando in quei territori per lunghi anni dopo la fine delle ostilità per promuovere con le comunità locali percorsi di pace e riconciliazione. Un impegno che continua oggi anche attraverso Valeria. Oltre a Sarajevo, il gruppo genovese ha visitato  Srebenica, Mostar e Blagaj (queste ultime due località riconoscibili nei selfie). Grazie ragazze, per aver scelto di compiere questo viaggio di conoscenza, condivisione e pace!

Io, la pace e Sarajevo

Lunedì 12 Febbraio alle ore 20.45, presso il Campobase don Piero Tubino, Via L. Stallo 10, si terrà l’incontro  con Valeria Garrè dal titolo

Io, la pace e Sarajevo

Valeria sta svolgendo il servizio come Casco Bianco Caritas a Sarajevo. I Caschi Bianchi operano in progetti di servizio civile all’estero in zone di crisi a favore di popolazioni che hanno fatto esperienza di guerre e calamità naturali. In occasione di un suo rientro a Genova, Valeria ci racconterà ciò che sta facendo e il contesto che ha trovato in questa importante città-simbolo del recente conflitto bosniaco.

Media
> L’articolo de laRepubblica Genova, a firma di Rosangela Urso, dedicato all’esperienza di Valeria a Sarajevo (11/02/2018)
> La video intervista de laRepubblica Genova, sempre a firma di Rosangela Urso, a Valeria e Paolo Bruzzo, responsabile del Campobase, sull’esperienza dei Caschi Bianchi.